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Le cronache di Londra part 1

Due mesi di stacco. 60 giorni per entrare nel vivo della nuova scena birraria londinese. Un viaggio tra le tendenze del momento, tra i nuovi birrifici e pub che stanno rinnovando la vecchia tradizione Real Ale adottando sempre più un approccio craft. Un nuovo mondo che il nostro Ammiraglio non vedeva l’ora di esplorare.

È così che Samuele è partito alla volta della terra di Albione con il proposito di assorbire il più possibile tecniche, conoscenze, trucchi e perché no, birra.

Il primo birrificio a ospitarlo è stato Portobello Brewing, una realtà nata nel 2012 nel quartiere di White City e che da subito si è imposta per la proposta qualitativa e innovativa dei propri prodotti che comunque mantengono un forte legame con gli stili tradizionali (Pale Ale, Porter, Bitter, etc).

infustatrici Portobello Brewing

Al mio arrivo stavano terminando l’installazione del nuovo impianto a 2 tini da 40 hl – racconta Samuele – la richiesta dei loro prodotti è in continua crescita, soprattutto della London Pilsner, una pilsner lager (così descritta in etichetta) a bassa fermentazione e lunga maturazione”.

Portobello produce principalmente cask e keg da 30 e 50 litri. Farooq Khalid, l’head brewer, controlla personalmente e attentamente la produzione e soprattutto il processo di fermentazione. “Ci tiene molto alla qualità organolettica e alla limpidezza del prodotto. Per questo controlla costantemente la fermentazione in cask spillando direttamente da dei barili di prova. Provini che non m la sentivo di buttare…” sottolinea l’Ammiraglio.

trebbie Portobello Brewing

Samuele ci riporta che per quanto riguarda lo stoccaggio i ragazzi di Portobello sono invece molto più terra terra. Su richiesta del cliente possono blendare le varie tipologie di birra in un unico cask e che qui come in molte altre situazioni prendono varie, chiamiamole così, “licenze poetiche”.
Quando arrivi a riempire metà cask, ci aggiungi l’altra metà dell’altra birra” era l’ordine. La metà è però una misura piuttosto soggettiva. L’operazione di riempimento avveniva non calcolando il peso, ma in maniera sicuramente più “analogica”. Posando una mano sulla parte superiore del fusto si attendeva il momento in cui diventava freddo. Ciò significava che il keg era pieno.

Samuele-LuckyBrews Farouk-Portobello brewing

Farouk assieme all’Ammiraglio.

 

Curiosità

I cask vengono lavati con soluzione acqua calda e soda, risciacquati e successivamente riempiti di birra assieme a dei “finings” (isinglass/colla di pesce). Vengono poi fatti riposare per alcuni giorni e poi venduti.

Una netta differenza riscontrata in Inghilterra rispetto l’Italia riguarda i metodi di eliminazione di birra deteriorata. I fusti avariati (tendenzialmente i cask che non superano il mese di vita) vengono svuotati direttamente nella grata di scarico. Nessun documento. Nessuna organi predisposto interpellato. Zero analisi, nessun controllo. Apri e butti.

Più o meno così.

 

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